Sezione romana

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Il territorio tra Uso e Rubicone in epoca romana
L'età romana è attestata sulle pendici tra il Rubicone e l'Uso unicamente da rinvenimenti di oggetti sparsi e di diverso genere (monete, steli funerarie, frammenti di vasellame, di dolii, tegoloni e laterizi, che indicano la presenza di abitazioni e sepolture. A San Giovanni e negli altri centri vicini non sono per ora attestati nuclei abitati di una certa dimensione; tuttavia qualche toponimo (Forano, Vidernano, Selbrano) sembra documentare l'esistenza di villae e vici, consistenti in entità fondiarie che si svilupparono secondo i lineamenti e le strutture propri di una economia produttiva affidata ad attività agricole e boschive e legate alla pastorizia e all'allevamento.
Sulla base dei dati disponibili è possibile che l'area collinare comprendente il territorio di San Giovanni facesse parte dell'ager publicus collegato alla colonia di Rimini (Ariminum), fondata dai Romani nel 268 a.C. Non è esclusa una certa affinità con la comunità autonoma dei Solonates, di cui ci resta la testimonianza scritta delle fonti antiche (Plinio, Naturalis historia III, 114).
In ogni caso si tratta di una zona appartata rispetto alle aree centuriate della pianura, originariamente assegnate ai coloni e alla via Emilia: verso quest'ultima e soprattutto verso il Compitum presso il fiume Rubicone (l'attuale località di San Giovanni in Compito, nel Comune di Savignano), gravitavano commercialmente le valli del Rubicone e dell'Uso.
Le abitazioni rurali romane
La casa colonica è un'abitazione di modeste dimensioni, a pianta semplice, dove il dominus abita con la famiglia e con pochi schiavi e liberti, conducendo personalmente il podere (fundus). Era questo il tipo di abitazione più diffuso nel territorio di San Giovanni.
La villa rustica, presente altrove, comprende una sede residenziale (pars urbana) e una sede dove viene svolta tutta l'attività produttiva (pars rustica o fructuaria).
Nella "pars urbana" i pavimenti sono in mattoncini rettangolari disposti a spina di pesce (opus spicatum) e in cocciopesto (impasto di calce, gesso e mattone tritato, battuto e lisciato a mano), che può essere ornato da tessere di mosaico formanti motivi geometrici se la casa è lussuosa. Il tetto, sostenuto da travi di legno, è costituito da laterizi, con tegole e coppi; secondo l'uso cittadino i coppi terminali possono essere decorati da antefisse (lastre decorative in rilievo, a vivace policromia).

Le attività produttive vengono svolte nella "pars rustica", che è essenzialmente in legno, con pavimenti in terra battuta e più raramente in mattoni o frammenti di tegole. Vi si trovano stalle per l'allevamento di animali, magazzini per la conservazione di olio e vino, contenuti in anfore infilate nel terreno per mezzo del puntale, e magazzini con file di dolii interrati per la conservazione di derrate e cereali. Vi si produce formaggio, salumi e raramente carne affumicata, mentre verdura e frutta seccate si conservano in anfore. Vi sono anche un mulino con macine a mano o mosso da animali e una piccola fornace ceramica per la produzione di vasellame comune da cucina; le ceramiche più fini (a vernice nera), vengono acquistate da venditori ambulanti, o ai mercati cittadini.

La fornace romana
La fornace per ceramica e laterizi è formata da due camere sovrapposte. Quella inferiore, nella quale si concentra il calore necessario per la cottura, ha un corridoio di accesso, nel quale viene spinto il combustibile via via che si consuma; il calore passa dalla camera inferiore a quella superiore (camera di cottura) tramite i fori di un piano divisorio. Nella camera di cottura viene impilato il materiale da cuocere; le pareti della camera vengono smontate e ricostruite ad ogni cottura, a forma di cupola. Alcuni fori nella cupola permettono il tiraggio e la loro apertura o chiusura è fondamentale per il raggiungimento della temperatura necessaria per la cottura, nonché per il colore del prodotto finito. Infatti la cottura con sfiatatoi aperti è una cottura ossidante, cioè in presenza di ossigeno: il pezzo risultante avrà un colore rosso. La cottura ad aperture chiuse è una cottura riducente, cioè in mancanza di ossigeno: il colore delle ceramiche sarà nero. Questi due diversi tipi di cottura spiegano la differenza fondamentale tra le ceramiche da tavola di età romana repubblicana, cioè la ceramica a vernice nera, di tradizione greca, e le ceramiche di età imperiale a superfici rosse, la famosa terra sigillata.
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