Sezione della Pieve
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L'origine
della Pieve e la Plebs
Le pievi, antiche parrocchie rurali dell'Italia centro-settentrionale, cominciarono
a sorgere spontanee verso la fine dell'età antica (IV-V secolo d.C.),
nel capoluogo del pago, nel vico, nel luogo del compito pagano, o nel nuovo
centro dove i missionari (fratres) formavano una nuova comunità
cristiana, una assemblea regolare di fedeli.
Questi missionari fondavano la loro chiesa che dapprima dipendeva completamente
dalla diocesi vescovile, ma che non tardò a formarsi un proprio ampio
distretto, un patrimonio, un proprio clero, il suo presbyterium. Reggeva
questo collegio di diaconi e chierici un prete, al quale vennero concesse
molte attribuzioni, come battezzare, predicare, istruire, benedire il popolo,
le case, i campi e sorvegliare il clero inferiore.
Rari documenti di VI secolo informano che il parroco era eletto da una assemblea
pubblica e con l'assenso degli abitanti: la plebs. Quest'ultima era
in pratica una unità sociale cristiana e quindi indicava tutti gli
aspetti della vita del gruppo sociale, e poiché il ministro del culto
era inamovibile, egli diventava e si sentiva il vero rappresentante del popolo.
Tuttavia, un sistema strutturato di gestione del territorio comparve soltanto
tra VII e VIII secolo ed il fulcro di questo sistema furono appunto le pievi,
le chiese più importanti, dotate di un battistero e, a partire dal
IX secolo, del diritto di sepoltura; da esse dipendevano le parrocchie, gli
oratori e le altre chiese di minore rilievo. Ad ogni pieve faceva capo un
determinato territorio, il che andò a disegnare per le campagne una
geografia di natura ecclesiastica accanto a quella amministrativa civile.
Storia
della Pieve e della "Pieve nova" di San Giovanni Battista
La storia della Pieve di S. Giovanni Battista di San Giovanni in Galilea si
fonda su due fondamentali pilastri: la ricerca storica e quella archeologica.
La prima è resa difficile dalla scarsità dei documenti, quasi
tutti assai poveri di notizie e descrizioni interessanti; la seconda presenta
delle difficoltà per lo stato delle strutture superstiti e l'incerta
datazione.

I
documenti
I primi documenti attestanti l'esistenza della Pieve sono due pergamene del
Codice Bavaro, datate tra il 750 ed il 980 e unatto del 970, dove viene menzionato
"il plebato di San Giovanni in Galilea".
Abbastanza numerose sono le citazioni relative ad elenchi di cappelle dipendenti
da essa e a registri di decime pagate dalle chiese della Diocesi di Rimini
tra il 1059 e il 1376.
Fino agli inizi del XVI secolo però, non esistono notizie dettagliate
sulla Pieve, ma è chiaro che questa risulta il centro amministrativo
e religioso di piccoli villaggi sparsi, dove gli abitanti si radunano per
motivi religiosi e civili.
Nei secoli seguenti i documenti sono più abbondanti e ricchi di particolari
(visite pastorali, atti notarili, memorie dei Parroci, ecc.).
La
Pieve bizantina
Gli scavi archeologici del 1970, in località "La Piva", portarono
alla luce le fondazioni dell'abside semicircolare dell'antica Pieve di epoca
bizantina, unica parte rimasta dal crollo in seguito ad una frana.
L'edificio sorge in una posizione strategica, all'incrocio di antiche strade
che collegavano il territorio con la Val Marecchia ed il Montefeltro e con
le valli dell'Uso e del Rubicone. È probabile che la costruzione di
un così imponente edificio possa essere stata effettuata tra il VI
e il VII secolo d.C. Due sono i momenti in cui la Pieve potrebbe essere stata
costruita: dopo la fine delle guerre greco-gotiche (metà VI) dai Bizantini,
all'epoca dei Vescovi di Ravenna Massimiano e Agnello (546-570) o ad opera
dei Longobardi ariani di Arezzo (metà VII secolo).
La
Pieve romanica
Con il passare dei secoli è probabile che, a causa delle peggiorate
condizioni climatiche, la prima chiesa abbia subito dei danni e che siano
stati necessari dei lavori di risistemazione: è possibile che a questo
punto, sia stata costruita una cripta all'interno e che il paramento esterno
sia stato rivestito da pietre squadrate, come attesterebbero i blocchi murari
affioranti a valle della frana, nel "Rio Puccio".
La
Pieve "nova"
È all'inizio del XVI secolo che la Pieve, ormai inagibile a causa dei
movimenti franosi, viene abbandonata. Ad oriente della vecchia abside viene
costruita la Pieve "nova", rinvenuta negli scavi del 2004-2007.
Degno di nota è un testamento del 1525, dove è citata la "chiesa
nova di S. Giovanni Battista".
Ma pochi anni dopo, l'edificio risente già dei movimenti franosi e
l'umidità inizia ad infiltrarsi nei muri. Nel 1544 il Vescovo Parisani
teme per le fondamenta dell'edificio e nel 1572 il fonte battesimale viene
collocato nella chiesa di San Pietro, dentro le mura, per essere poi riportato
nella "chiesa nova".
Nel 1620 il Vescovo Pavoni ci lascia una particolareggiata descrizione della
chiesa e dei suoi arredi interni.
Nel 1681 l'edificio diviene inagibile, perché la parte orientale minaccia
di crollare: il Vescovo Galli ordina quindi di restringerlo. L'ultimo tentativo
di risanamento, ad opera di Don Gaudenzo Giovanardi è inutile, perchè,
ben presto, la chiesa dà "segni d'apertura" e nel 1741 il
fonte è portato definitivamente in San Pietro, dove, un anno dopo,
vengono trasferiti anche i quadri e tutte le suppellettili.
Il 22 maggio 1742 il tetto crolla e dal 1746 la chiesa viene abbandonata.