Sezione romana

romana
Non è sempre semplice allestire una mostra che abbia per oggetto il mondo romano, anche perché la storia di Roma è talmente ampia e densa di eventi e significati che è praticamente impossibile impostare un discorso efficace e lineare; e tanto più arduo risulterebbe porlo in un ambiente limitato. Pertanto, nel caso del Museo Renzi, si è voluto utilizzare un criterio che sviluppasse alcune tematiche peculiari, legate maggiormente agli aspetti immediati, alla quotidianità di una comunità rustica romana come quella di S. Giovanni, per offrire un percorso di facile lettura.

Cartina romana

Il territorio tra Uso e Rubicone in epoca romana

L’età romana è attestata sulle pendici tra il Rubicone e l’Uso unicamente da rinvenimenti di oggetti sparsi e di diversa natura come monete e altri oggetti d’uso quotidiano, steli funerarie, frammenti di vasellame, tegoloni e laterizi, che indicano la presenza di abitazioni rustiche e sepolture.  A S. Giovanni e negli altri centri vicini non sono per ora attestati nuclei abitativi di dimensioni importanti; tuttavia qualche toponimo (Forano, Vidernano, Selbrano) sembra documentare l’esistenza di villae e vici, consistenti in entità fondiarie che si svilupparono secondo i lineamenti e le strutture propri di una economia produttiva affidata ad attività agricole e boschive e legate alla pastorizia e all’allevamento.

Le attività produttive

Fornace

Nella vetrina che ha per argomento le attività produttive, sono esposti materiali che attestano la fiorente attività delle fornaci locali nella produzione di ceramica e di materiale da costruzione. Tali attività si svolgevano nella “pars rustica” della casa colonica, il tipo di abitazione più diffuso nel territorio di S. Giovanni. Si tratta in verità di edifici di modeste dimensioni, dove il dominus abitava con la propria famiglia e con pochi schiavi e liberti, conducendo personalmente il podere (fundus). Tra gli oggetti più significativi si segnalano alcuni bolli laterizi che recano i nomi delle fornaci (SOLONA, EUDI, ICLEM). Nel mondo romano sui mattoni sono abitualmente indicati il periodo di fabbricazione, il proprietario (dominus) e lo stabilimento produttivo (figlina). Si tratta di elementi importanti per ricostruire la storia edilizia ed economica dei luoghi. Da segnalare anche alcuni mattoncini di opus spicatum. I frammenti di vasellame rivelano una vasta gamma di forme e tipologie, soprattutto parti di anfore in argilla, contenitori assai diffusi per il trasporto e la conservazione di alimenti come olio e vino, e di dolii che venivano interrati fino all’orlo nei magazzini delle case coloniche e delle ville rustiche e servivano a conservare grano e cereali.

Fattoria Brocchetta Tegola Mattone

La collezione numismatica

Nella vetrinetta numismatica, a parte una moneta da attribuire ai Frentani (275-250 a.C.), popolazione stanziata nel Sannio alleata dei Romani durante la seconda guerra sannitica, tutti gli altri esemplari esposti sono romani: due di essi risalgono al periodo repubblicano (asse in bronzo del magistrato SVLA del 151 a.C. e quadrante del I secolo a.C.). Molto più numerose sono le monete imperiali, tra cui si segnalano quelli di Augusto (come un denario d’argento emesso a Lione tra il 2 a.C. e il 4 d.C.), di Tiberio (22-30 d.C.) e alcuni assi di Claudio, Nerone, Domiziano, Traiano, Adriano, Antonino Pio, un dupondio di oricalco emesso da Nerva (97 d.C.) e un sesterzio di Marco Aurelio (140-145 d.C.). Vanno infine ricordati un follis del tardo impero emesso da Costantino (310-317 d.C.) e due divisionali di Costanzo II (metà del IV secolo d.C.). Un pannello didattico luminoso permette di individuare facilmente e di esaminare il tipo di alcune delle monete esposte; si tratta di un mezzo assai duttile ed efficace che desta la curiosità dei più giovani. Premendo i pulsanti posti lateralmente rispetto al pannello, l’immagine della moneta selezionata si illumina sia al dritto che al rovescio, focalizzando così i simboli e le legende del conio.

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La bilancia nel mondo romano

Nel mondo romano sono attestate principalmente due tipologie di strumenti per la pesatura: la stadera (statera), raffigurata sul pannello centrale, e la bilancia a bracci uguali (libra o trutina), ricostruita a grandezza naturale sulla parete.
La bilancia a bracci uguali, più precisa della stadera, è costituita in due parti di uguale lunghezza (bracci), con un asse di rotazione centrale (punto di sospensione o di fulcro): le bilance a bracci uguali di grandi dimensioni (alte circa come una figura umana) sono solitamente costruite in legno, quelle di medie e piccole dimensioni in metallo, prevalentemente bronzo.
Il peso di cento libbre collocato su un piatto della bilancia resa nel grafico a grandezza naturale, serviva a pesare consistenti quantitativi di merci e derrate alimentari.

Bilancia stadera Peso romano in marmo di forma sferica decalottata con fori per manici.

Oggetti di uso quotidiano

Nell’ultima vetrina sono esposti diversi oggetti di uso personale che gli antichi Romani impiegavano o utilizzavano nella vita di tutti i giorni. È il caso delle lucerne la cui funzione essenziale è quella di illuminare, ma che nel mondo romano fungevano pure da offerte votive e da regalo d’augurio che gli innamorati si scambiavano all’inizio dell’anno nuovo. Da segnalare un esemplare con disco a testa di sileno (ultimo quarto del I secolo a.C.) ed un altro ad alette a vernice rossa con disco decorato da fiore a dodici petali (ultimo quarto del I secolo a.C.).
Assai diffusi in tutto il mondo romano nel I e nel II secolo d.C. sono i piccoli balsamari fittili o in sottile vetro soffiato verde-azzurro a ventre sferoidale, piriforme, tubolare (i cosiddetti lacrimatoi). Se ne possono ammirare alcuni di argilla ed uno di vetro soffiato.
Tra gli oggetti in bronzo di produzione artigianale rientranti nella classe degli instrumenta vanno segnalate le chiavi, funzionalmente connesse al chiavistello, che erano utilizzate in epoca imperiale per i sistemi di chiusura/apertura delle porte. Gli esemplari esposti sono databili tra il I e il III secolo d.C.

Chiave di bronzo con stelo cilindrico ad estremità cava Chiave di bronzo con impugnatura ad anello Balsamario Balsamario di vetro

Oggetti artistici e d’ornamento

Oltre agli oggetti di uso quotidiano vi sono quelli connessi alla produzione artistica, che testimoniano il gusto locale e il buon livello raggiunto dall’artigianato. Si tratta di materiali provenienti dall’abitato di S. Giovanni, tra i quali un bel busto acefalo in marmo bianco, la testa di divinità maschile (Asclepius, dio della medicina) del I secolo d.C. Si segnalano infine un frammento di pavimentazione a mosaico e un elemento architettonico in calcare con motivo a ovuli.

Testa di divinità maschile (Asclepius) in marmo bianco Busto acefalo maschile. Prima età imperiale

Le sepolture nel territorio di S. Giovanni

Notizie d’archivio e segnalazioni provenienti da più parti del territorio confermano la presenza sparsa di sepolcreti risalenti ad epoca romana in diverse zone di S. Giovanni e dintorni, anche se sono pochissimi i dati relativi a sepolture ricollegabili alla presenza di insediamenti consistenti; tutt’al più si tratta di abitazioni coloniche isolate. Nelle zone rurali i piccoli sepolcreti sono ricavati all’interno del fundus della villa rustica, in spazi organizzati a parte e recintati da siepi o mattoni.
Le tombe si caratterizzano solitamente da un elemento di riconoscimento “a vista” variabile, a seconda della classe sociale e culturale di appartenenza; le sepolture comuni, completamente interrate alla cappuccina o in fossa semplice, sono segnalate da mattoni, anfore, coperture in lastre di pietra o di laterizio.
La grande tegola ad alette con il bollo “CNC” in planta pedis faceva probabilmente parte dell’impalcatura di una di queste tombe.

Tegola a stampo in argilla ad alette con bollo CNC in planta pedis

Il lapidario romano

La sezione romana termina con il lapidario, raccolta di iscrizioni che toccano diversi aspetti della vita pubblica e privata, dall’età repubblicana a quella imperiale. Nel mondo romano i personaggi altolocati e pubblici vengono ricordati mediante iscrizioni che recano informazioni sulla sfera familiare, religiosa e politica. Le lapidi di persone non altolocate o di più umile condizione presentano iscrizioni più sobrie e di carattere privato che ricordano il defunto e la sua famiglia.
L’elemento che generalmente si incontra più di frequente nelle iscrizioni è il nome dei romani, composto da tre parti: il prenome (praenomen), sempre abbreviato; il gentilizio (nomen), cioè il nostro cognome; il cognome (cognomen), che corrisponde al nostro nome di battesimo. A queste talvolta se ne accompagnano altre: il patronimico (in sigla), la tribù di appartenenza (cioè la circoscrizione elettorale), la carica pubblica ricoperta in vita, l’invocazione agli dèi Mani (deprecatio).
Lo spazio al di sopra e al di sotto dell’iscrizione può essere occupato da scene figurate scolpite che riguardano la vita, la carriera civile o militare, il mestiere, oppure dalla raffigurazione del volto o della figura intera del defunto.
La pietra maggiormente utilizzata per i monumenti iscritti rinvenuti a S. Giovanni e nel territorio circostante è il calcare di cava appenninica, anche se risulta attestata l’utilizzazione del marmo.

Stele in pietra calcarea di L. Oppius Stele funeraria in pietra calcarea del tipo a pseudo-edicola con iscrizione sull’epistilio e ritratto virile Stele in marmo bianco di forma parallelepipeda con testo sepolcrale dedicato a Tiberio Claudio Trebelliano


Approfondimenti

Il rito funerario

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