Sezione pre-protostorica

protostoria
In questa sezione oltre a dare uno sguardo d’insieme alle età della Pietra, del Rame e del Bronzo, viene ripercorso in particolare quel periodo che comprende l’età del Bronzo finale e la prima età del Ferro (cioè gli ultimi secoli del II e quelli iniziali del I millennio a.C.), quando nel territorio di S. Giovanni in Galilea – così come avviene in Etruria –  si manifestano le prime società costituite da gruppi parentelari che cominciano ad articolarsi gerarchicamente e successivamente vedono l’affermarsi delle prime aristocrazie.

Scena di caccia

La preistoria

La preistoria è quel lungo arco di tempo vissuto dall’uomo precedentemente all’avvento della storia vera e propria, che viene suddiviso convenzionalmente in tre periodi principali: Paleolitico, Mesolitico e Neolitico. Le più antiche fasi del popolamento nel territorio di S. Giovanni sono per ora note solo grazie a rinvenimenti sporadici e riferibili all’età eneolitica.

L’età del Rame

La grande innovazione economica dell’età del Rame (circa 3500-2300 a.C.), è rappresentata dall’inizio dell’uso dell’aratro a trazione animale. Accanto all’agricoltura riveste un’importanza notevole l’allevamento, mentre compare per la prima volta la figura del metallurgo specializzato e itinerante. Il rituale funerario più praticato è l’inumazione nella nuda terra (più rare sono le cosiddette “grotticelle sepolcrali”), con il defunto che è accompagnato da corredi comprendenti recipienti di terracotta, punte di freccia, lame di pugnale in selce e rari oggetti metallici.

Ascia-martello in pietra calcarea con foro per l’immanico Ciottolo-percussore in pietra calcarea. Cuspide di freccia triangolare con alette in selce.

Nella vetrina sono esposti oggetti e manufatti in pietra scheggiata e levigata appartenenti all’ultimo scorcio dell’età del Rame, che testimoniano le prime fasi di frequentazione del territorio di S. Giovanni da parte di popolazioni nomadi transumanti. I reperti provengono principalmente dalle zone del cimitero e dell’antica Pieve e dalle località di Ca’ di Paolo e Ripa Calbana.

L’età del Bronzo

All’età del Rame fa seguito l’età del Bronzo (2300-900 a.C.) che viene divisa convenzionalmente in Bronzo antico, medio, recente e finale. Siamo così entrati nel periodo protostorico, intermedio tra preistoria e storia, che comprende l’intera età del Bronzo e la prima età del Ferro. Nel complesso si tratta di una fase di maggiore omogeneità rispetto alle epoche precedenti, di marcati consolidamenti e di notevoli acquisizioni tecnologiche: in particolare si diffonde e si sviluppa la metallurgia, basata sulla lega di stagno e di rame per fabbricare utensili, armi e oggetti di ornamento.

La siderurgia

Nel Bronzo antico (2300-1650 a.C.), a nord del fiume Po, specie attorno ai grandi laghi e ai bacini lacustri inframorenici, si sviluppa la cosiddetta cultura di Polada (BS). Con la media età del Bronzo (1650-1340 a.C.) larghi tratti della Pianura padana e dell’Emilia centro-occidentale vedono lo sviluppo della civiltà terramaricola. In Italia peninsulare, lungo la catena montuosa degli Appennini fiorisce la civiltà appenninica. Nel Bronzo recente (1330-1170 a.C.) si affermano nell’area romagnola aspetti culturali di tipo subappenninico. Verso la fine del Bronzo recente, dopo secoli di espansione degli insediamenti, nel volgere di poche generazioni la Pianura padana si spopola a causa della crisi che investe il sistema delle palafitte-terramare. Siamo così giunti alle soglie dell’età del Bronzo finale (1170-900 a.C.) quando in tutta la penisola italiana emerge e si sviluppa una cultura completamente nuova e sostanzialmente omogenea, che prende il nome di “cultura protovillanoviana”.

L’età del Bronzo finale

Mappa diffusione protovillanoviano nella valle uso e rubicone

Per quanto riguarda le fasi antica, media e recente dell’età del Bronzo, il territorio di S. Giovanni non offre significative testimonianze archeologiche, mentre sono imponenti i materiali relativi al Bronzo finale cui è dedicata la prima sezione della lunga vetrina protostorica. Si tratta di materiali provenienti dalla Ripa Calbana, l’altura dove era insediato un vasto villaggio popolato da genti di cultura protovillanoviana. Interessanti sono i motivi decorativi tipici di questa fase impressi sui vasi di ceramica d’impasto di varie forme tipologiche, tra cui si segnala un bel coperchio a cordoni; tra le anse di particolare interesse è la tipologia a forma di corna. Attestata la lavorazione dell’osso e del corno di cervo; di quest’ultimo materiale si segnala una vanga-zappetta con foro centrale quadrato. L’impiego delle tecniche metallurgiche è rappresentato da tre lunghi spilloni in bronzo.

Il villanoviano tra le valli dell’Uso e del Rubicone

Anche in Romagna, tra gli ultimi decenni del X e gli inizi del IX secolo a.C., si verifica la medesima situazione: in breve tempo diversi siti protovillanoviani vengono abbandonati e il popolamento si concentra, mediante un processo di sinecismo, sul colle di Verucchio che domina la media valle del fiume Marecchia (l’antico Ariminus). Come conseguenza i villaggi protovillanoviani arroccati sulle alture circostanti, comprese quelle di S. Giovanni e della Ripa Calbana, si spopolano. Ma già nell’VIII secolo, si assiste a un nuovo processo di occupazione, inverso rispetto al precedente, che attivandosi questa volta dal centro principale di Verucchio porta alla genesi di un elevato numero di siti villanoviani nelle valli dei fiumi Marano, Ausa, Marecchia, Uso e Rubicone. Nelle alture poste tra l’Uso e il Rubicone le località interessate da questo nuovo fenomeno di popolamento sono Masrola, Ara Vecchia, Monte Rigone, Montecchio, Selbrano, Forano, Cavignano e la stessa Ripa Calbana. L’esposizione relativa alla prima età del Ferro (VIII-VII secolo a.C.) si sviluppa in base ad alcuni criteri tematici. Gli oggetti di uso quotidiano testimoniano la vita e quelle che erano le attività svolte all’interno del villaggio.

Il villanovianonelle valli di uso e rubicone

Il villaggio e la capanna

Gli abitati di epoca villanoviana riflettono la tendenza della comunità a concentrarsi nei luoghi riconosciuti come più idonei alle varie attività che essa svolge, in prossimità di naturali vie di comunicazione secondo un disegno che lascia intravedere una sorta di pianificazione del territorio. Gli spazi aperti fra i villaggi vengono usati per le attività agricole, dalle quali si traggono i prodotti che sono alla base dell’alimentazione (cereali e legumi).

Villaggio La capanna costruzione Interno capanna

Le capanne presentano un unico vano e sono di forma circolare, ovale o rettangolare. Le pareti sono costituite da elementi vegetali tenuti insieme da una serie di paletti lignei e vengono rivestite all’interno e all’esterno da uno spesso “intonaco” di argilla pressata la cui superficie è idonea a decorazioni tratte generalmente dal repertorio geometrico. La pavimentazione è costituita da terra battuta. Le pareti in steccato forniscono l’appoggio alle strutture del tetto che è fatto di travi ed è ricoperto da elementi vegetali. L’uscio, rinforzato da due pali disposti ad X, è caratterizzato da un piccolo porticato. Al suo interno la capanna è arredata da mobili di vario genere e oggetti d’uso quotidiano.

L’abbigliamento femminile

La figura di giovane donna villanoviana di rango aristocratico che indossa un vestito a riquadri colorati e oggetti d’ornamento mette in evidenza il gusto raffinato e il grado di abilità artigianale raggiunto da questa civiltà. Le sepolture rivelano una vasta gamma di oggetti propri dell’abbigliamento, talvolta realizzati con materiali preziosi (come ambra e oro) e caratterizzati da una grande varietà tipologica: bottoni, pettorali, fibbie di cintura, fermatrecce, collane, orecchini, anelli, bracciali, pendenti e soprattutto fibule.

Abbigliamento femminile Cinturone a losanga Fibula Orecchini

Nel mondo villanoviano l’attività della filatura e della tessitura è una prerogativa riservata alle donne che utilizzano strumenti specifici: fusaiole, rocchetti, fusi, conocchie, pesi da telaio. La tessitura prevede l’utilizzo di telai verticali.

Filatura

 

L’abbigliamento maschile

Nella società villanoviana l’uomo che possiede una panoplia (armi, elmo e scudo), oltre ad essere un guerriero appartiene al ceto più elevato, quello aristocratico. L’armamento da offesa comprende lancia o giavellotto, spada corta e lunga, coltello sia a lama diritta che ricurva; l’armamento da difesa prevede il tipico elmo villanoviano a doppia cresta e lo scudo con figure geometriche incise a sbalzo. Il disegno riproducente la testa di cavallo mette in luce la disposizione degli elementi della bardatura equina, che sono presenti sia in tombe maschili che femminili: nella vetrina sono esposti due esemplari di morso e un pendaglio a melograno.

Abbigliamento maschile Bardatura del cavallo Fermaglio di cinturone a disco decorato a giorno con motivo centrale a ruota raggiata Frammenti di cinturone in lamina di bronzo con affibbiaglio a disco decorato da motivo centrale a svastica. Bracciale di bronzo con capi terminanti a noduletti distanziati.

 

La sepoltura e il rituale funerario

 La lunga vetrina protostorica si conclude con una sezione riservata al rito funerario, supportata dalla ricostruzione di una tipica sepoltura gentilizia. Tale rituale prevede che dopo la morte il cadavere sia trasportato in corteo nel luogo dove viene acceso il rogo. Gli individui di alto lignaggio vengono bruciati con una notevole quantità di oggetti: armi, carri smontati, bardature equine, vasi di bronzo e ceramica, resti di cibo, tessuti, ornamenti personali, strumenti e altri oggetti. Durante la cerimonia sono previsti anche balli, canti, giochi funebri, sacrifici di animali e il banchetto. La cremazione si protrae per molte ore per consentire la completa combustione del corpo, poiché il fuoco esercita un’azione purificatrice e disgregante. Dopo il raffreddamento della pira i resti del defunto vengono raccolti e deposti nell’urna cineraria assieme agli altri oggetti personali. A questo punto il corteo si sposta nella necropoli e nell’area riservata alla famiglia o al gruppo gentilizio, dove viene scavata la fossa al cui interno viene deposta l’urna cineraria: quest’ultima può anche essere “vestita” con abiti e ornata di oggetti d’abbigliamento (cerimoniale di “antropomorfizzazione”). Infine vengono deposti altri materiali come vasellame, strumenti vari, fibule, armi che hanno il preciso intento di accompagnare il defunto nel suo viaggio verso l’aldilà.

La tomba del barilozzo

Tomba e barilozzo

La visita alla sezione protostorica si conclude con una ricostruzione che riproduce la sezione di una tomba a dolio. Il dolio era un grande contenitore fittile dentro il quale venivano deposti gli oggetti che facevano parte del corredo funerario. Fu un contadino, nel 1883, a segnalare a don Renzi la scoperta casuale di una simile sepoltura presso il rio denominato Cavignano (Comune di Sogliano), nell’alta valle del fiume Rubicone. Al suo interno c’era anche un singolare recipiente conformato a bariletto e risalente alla seconda metà dell’VIII secolo a.C. Il “barilozzo” è stato inserito all’interno della ricostruzione, su una piattaforma girevole che è possibile azionare premendo il pulsante rosso posto sulla sinistra della struttura; in questo modo il reperto può essere esaminato sia all’esterno che all’interno dove si notano tre protuberanze. Il “barilozzo” è un reperto unico nel suo genere nell’ambito del contesto protostorico, italico ed extra-italico, poiché questa tipologia di contenitore, comunemente usato per alimenti quali miele, latte e vino, nella fattispecie fu impiegato come urna cineraria.

Barilozzo fianco Barilozzo sopra Barilozzo interno


Approfondimenti

La cultura protovillanoviana
La prima età del ferro
La cultura villanoviana

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