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La rocca di S. Giovanni in Galilea

Nel Medioevo S. Giovanni fu libero Comune. Il castello, fondato dai Malatesta nel XIII secolo, fu lungamente conteso e per un certo periodo passò a Sigismondo Pandolfo Malatesta di Rimini (1417-1468) rientrando così nei suoi progetti di fortificazione. In seguito la poderosa rocca fu una delle residenze preferite dei conti Malatesta da Sogliano.
Il fortilizio era chiuso a ovest da una porta quattrocentesca (Portaccia) demolita dopo la Seconda Guerra Mondiale e a Est dall’unica porta sopravvissuta che si trova proprio al livello immediatamente inferiore rispetto a questo ambiente. Della rocca, i cui resti sono tuttora visibili nella parte alta del borgo, rimangono alcuni tratti delle mura perimetrali, la torre del XV secolo (che i Malatesta adibirono a carcere) e due cisterne per l’acqua.
Alla figura di Ramberto Malatesta detto il “filosofo” (1475-1532), che fu un grande astrologo, mago e alchimista del Rinascimento, è dedicato un breve filmato.
Dei Malatesta conti di S. Giovanni rimangono due testimonianze molto importanti: la testa in marmo bianco di Pandolfo II (ca. 1535-1580) e un teschio deposto in tempi antichi entro una teca di legno che appartenne a Leonida detto il “pazzo” (1562-1600).

Iscrizione lapidaria in marmo  bianco

Sala quattrocentesca

Il terzo ambiente costituisce la parte terminale del complesso architettonico medievale ed è molto suggestivo. Attraverso le due finestre contrapposte, che assumono la funzione di veri e propri pannelli visivi, è possibile osservare la fisionomia della stretta via centrale che, partendo dal cimitero, percorre il paese in senso longitudinale. L’assetto urbanistico determinato da questa stradina e dalla fila di case a essa addossate su un solo lato, valse nel XV secolo al borgo il nome di Castel Lungo. Dalla terza finestra si può invece ammirare un superbo panorama con le alture del Montefeltro e di Carpegna.
La profonda cavità che caratterizza questo vano, pure esso risalente al Quattrocento, fu scoperta nei primi anni del secondo millennio. Vi si può riconoscere quel che rimane del camminamento delle mura e, a un livello di poco superiore, il posto di guardia nel quale doveva trovare alloggio un cannone o un’altra arma di artiglieria a protezione della zona nevralgica: l’entrata. Questa tesi sarebbe confermata dalla stretta feritoia dalla quale si poteva vigilare lo spazio dirimpetto al ponte levatoio sovrastante l’arco della Porta Est.
La visita di questa sala si conclude con la proiezione di un breve filmato che narra la vicenda, assai strana e suggestiva, che vide protagonista un altro Malatesta durante la seconda metà del Cinquecento: si tratta di Leonida detto “il pazzo”, personaggio al quale doveva appartenere il teschio esposto nella sala precedente, che riempie di emozione il cuore dei visitatori più romantici e degli amanti del mistero.

Scultura in marmo bianco raffigurante la testa di Pandolfo II Malatesta di Sogliano Alabarda di ferro Teca da bilancia per farmacista in noce (XIX sec.) contenente teschio del conte Leonida Malatesta detto il “pazzo”


Approfondimenti

I Malatesta conti di Sogliano e S.Giovanni in Galilea

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