La cultura protovillanoviana

Il termine “protovillanoviano” fu introdotto nel 1937 da G. Patroni per definire quegli aspetti culturali affini che si diffondono in Italia tra la metà del XII ed il X secolo a.C. Nella pianura Padana il centro più dinamico di questa cultura è stato localizzato a Frattesina nel Polesine (Ro), in Emilia a Bismantova (Re) e in Romagna alla Ripa Calbana, altura posta accanto a S. Giovanni.
Si tratta di piccoli villaggi di capanne posti a distanza reciproca di pochi chilometri che sorgono di preferenza su pianori e alture relativamente elevate e naturalmente fortificate. Dal punto di vista demografico le dimensioni delle singole comunità oscillano tra alcune decine e un centinaio di individui. Le abitazioni consistono in capanne di dimensioni alquanto ridotte di pianta ellittica, circolare o quadrangolare.
La cultura protovillanoviana è riconoscibile per una combinazione di elementi formali e tipologici nella ceramica e nella produzione metallurgica e per una diffusione generalizzata dell’incinerazione a causa dell’influenza esercitata dalla cultura nord-europea di Hallstatt (detta anche cultura dei “Campi d’Urne”). Il rituale funerario prevede infatti che il cadavere venga bruciato e le ceneri deposte in un’urna di forma biconica coperta da una ciotola rovesciata. L’urna viene calata generalmente in un pozzetto scavato nella terra assieme a un corredo costituito da pochi oggetti (fibule, rasoi, asce, spilloni).

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