La prima età del Ferro

Tra la fine del II e gli inizi del I millennio a.C. si assiste a un abbandono generalizzato dei villaggi protovillanoviani che occupano alcune aree dell’Italia medio-tirrenica, in funzione di un fenomeno di ripopolamento che interessa i pianori sui quali in seguito sorgeranno le più potenti città dell’Etruria storica. Lo stesso fenomeno viene ad interessare anche il territorio della Romagna sud-orientale attorno all’altura dove sorge l’odierna Verucchio (Rn). La programmazione di questo processo sembra attuata da un accordo di tipo “regionale” tra tutte le comunità degli insediamenti su rupe di una medesima area al fine di organizzare la convivenza in un unico sito. La contemporaneità del fenomeno nelle varie aree dell’Etruria sembra tuttavia indicare un altro tipo di accordo, questa volta “interregionale”, quasi una risposta a una esigenza che doveva presentarsi ormai matura e urgente. Le cause di questo processo non sono ancora del tutto chiare; tuttavia potrebbe essersi verificato qualcosa di rilevante dal punto di vista sociale (emergenza di gruppi parentelari), ma anche culturale ed economico (nuova politica di distribuzione della terra).

Cartina siti prima eta del ferro

Nascono così i centri demici protourbani ben organizzati, abitati da centinaia di individui di cultura villanoviana, che conoscono un rapido sviluppo; ciò porta all’avvento delle prime società differenziate, più evolute, caratterizzate da un nuovo ceto aristocratico che detiene il potere civico, economico e religioso in seno alle comunità. Nuove concezioni ideologiche portano in breve a una specializzazione del lavoro e dell’artigianato, all’impiego di tecnologie all’avanguardia e di nuove tecniche agricole ma, soprattutto, alla pianificazione di nuovi modelli rituali e di culto che trovano la loro più eloquente espressione ideologica nelle necropoli, vere e proprie città dei morti, con nuove concezioni nel modo di affrontare il viaggio verso l’aldilà. Siamo praticamente giunti ai primordi della civiltà etrusca.