L’Antiquarium di Don Renzi

maioliche
La rampa di scale che parte dalla sezione della Pieve, conduce nella parte più antica dell’edificio, che è caratterizzata da tre ambienti non tanto spaziosi ma molto suggestivi.

Don Francesco Renzi

La prima saletta, dedicata all’Antiquarium di Don Francesco Renzi (1822-1895), mostra un ambiente tipico dell’Ottocento quanto a gusto e arredamento, riprendendo quelli che erano i concetti peculiari della museologia del tempo, incarnati da un metodo espositivo sostanzialmente collezionistico e assimilabile all’antiquariato.
La storia del Renzi si colloca negli stessi anni nei quali l’intenso clima risorgimentale aveva determinato l’insperato risveglio del senso di patriottismo, con la riscoperta delle più antiche civiltà e il desiderio di conoscenza delle proprie origini. Grazie ai contatti con importanti studiosi, il sacerdote riuscì ad attirare l’attenzione sul piccolo Museo che aveva già inaugurato nel 1879. Diventò amico del senatore Giuseppe Fiorelli, uno dei più grandi archeologi del tempo e artefice dei celebri scavi di Pompei, che nel 1885 favorì l’istituzionalizzazione del Museo e Biblioteca Renzi.

Lapidario

Nella stessa parete del pannello dedicato a don Renzi sono affissi elementi architettonici e formelle risalenti per la maggior parte al XV secolo. Imponente è la lapide sepolcrale in marmo bianco dedicata nel 1773 al soldato Giuseppe Zanni e recante inciso lo stemma della famiglia Zanni con elmo, vessillo e piume. Da segnalare un cippo a sagomature barocche in calcare poroso, suddiviso in tre sezioni; in basso vi si legge inciso l’anno 1751.
Sulla panca di legno sono esposti un mortaio del XVII secolo e un grande frammento di tavola con cerchi incisi e decorati della seconda metà del XIV, entrambi in marmo bianco.

Bernardino Guiriti da Ravenna, formella rettangolare con figura di arpia Frammento di lapide in marmo bianco con una serie di cerchi incisi Fregio in terracotta con testa di cherubino fra cornucopie Capitello di lesena in stucco con motivi decorativi a volute

Monete e medaglie

Della collezione fanno parte anche alcune medagliette devozionali dei secoli XVIII e XIX, mentre sono splendidi i tre esemplari di medaglioni malatestiani risalenti al 1446: due di essi ritraggono di profilo Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468) signore di Rimini, il terzo sua moglie Isotta degli Atti (ca. 1432-1474).
Completa la vetrina un certo numero di monete di varie epoche, tra le quali si segnalano un esemplare in rame risalente al periodo bizantino di 20 nummi raffigurante un busto imperiale e un giulio in argento del pontefice Clemente XII. Tutte le altre monete sono in lega di rame e rappresentano il circolante utilizzato negli scambi con provenienza da Bologna, Urbino, Roma, Siena, Ferrara e Venezia.

Moneta bizantina in rame di 20 nummi Medaglia per Sigismondo Pandolfo Malatesta Medaglia per Isotta degli Atti Giulio argenteo emesso nel 1735 dalla zecca di Roma

Sigilli e timbri

All’interno del tavolo-vetrina posto al centro della sala sono esposti numerosi timbri e sigilli databili tra il XV e il XIX secolo; vi sono incise, più o meno profondamente, figure simboliche o araldiche accompagnate da diciture e sigle (legende). Questi oggetti venivano impiegati dalle istituzioni statali e religiose, ma anche da sovrani e privati, per imprimere, mediante una matrice incisa, le figure su una materia malleabile, allo scopo di dare carattere di autenticità a un documento, o di renderlo inviolabile, o per indicare la proprietà di un oggetto o bene.

Stampino in bronzo a forma di aquila Timbro circolare in terracotta imbro in ottone con manico in legno tornito Sigillo rotondo in ottone con manico in legno recante le iniziali G B Sigillo rotondo in ferro battuto, recante in rilievo uno scudo con banda diagonale e puntolino Timbro notarile in ottone con stemma e il motto “AEQVE CVNCT FIDVM”

Quadreria

La quadreria comprende i tre grandi ritratti dei cardinali Valenti, Parrisi e Mattei, eseguiti intorno alla metà del Settecento da autori dei quali non è nota l’identità; pregevoli sono due opere d’arte sacra di Carlo Cignani (1628-1719) risalenti all’inizio dello stesso secolo.
Tra le due vetrine sono inseriti due lavori del pittore riminese Francesco Brici (1870-1950): il primo rappresenta don Francesco Renzi, mentre il secondo ritrae i reverendi Anacleto ed Eugenio Berardi, nipoti del fondatore e suoi successori nella direzione dell’Ente Morale.

Ritratto del cardinale Parrisi, legato di Ferrara Scuola di Carlo Cignani (1628-1719), Sacra Famiglia con Santa Elisabetta, San Giovannino e un angelo Scuola di Carlo Cignani (1628-1719), Sogno di San Giuseppe Francesco Brici (1870-1950), Ritratti di Don Anacleto e Don Eugenio Berardi insieme a un loro nipotino Francesco Brici (1870-1950), Ritratto di Don Francesco Renzi Barometri: Deleuil a Paris Segnatempo ad angolo del XVIII secolo

L’Osservatorio meteorologico

Nel 1882 presso la parrocchia di S. Giovanni in Galilea, Don Renzi volle fondare anche un Osservatorio di meteorologia, molto importante per quei tempi, che nei documenti d’archivio viene definito anche “meteorico” o “stazione termopluviometrica”. L’inaugurazione avvenne alla presenza di Padre Francesco Denza (1834-1894), celebrità internazionale dell’astronomia e della meteorologia, che fece assurgere l’Osservatorio a uno dei più importanti d’Italia, il primo fisso in Romagna. La direzione fu affidata a don Anacleto Berardi, nipote dell’arciprete fondatore.
L’Osservatorio fu dotato di alcuni importanti strumenti e attrezzature per la meteorologia e la geodinamica, acquistati e in certi casi donati da scienziati illustri: l’evaporiometro, il tromometro, il barometro, l’igrometro, il termometro, il termografo, il pluviometro, l’anemoscopio, (o anemometro), l’eliometro, il cannocchiale, il sismografo.
Ogni giorno, di tre ore in tre ore, incominciando dalle 6 antimeridiane fino alle 9 pomeridiane, avevano luogo per cura di Don Berardi le osservazioni, che a dieci giorni di distanza venivano inviate all’Ufficio Centrale di Meteorologia di Roma e alla stazione principale dell’Associazione Meteorologica Italiana con sede in Moncalieri (TO), della quale Padre Denza era appunto direttore.

Documenti, oggetti da collezione e strumenti

La vetrinetta bifronte costituisce in pratica una rievocazione dello studiolo di Don Renzi: vi sono esposti alcuni breviari, carte e scritti del sacerdote, tra i quali un simpatico sonetto e alcune lettere. Di grande importanza storica è l’Album delle persone per dignità, scienza ed altro ragguardevoli, che costituisce il più antico libro dei visitatori a partire dalla fondazione del Museo.
Completano l’Antiquarium due vetrine che imitano nella foggia e nello stile le credenze ottocentesche, poiché l’intento è quello di mettere in evidenza l’inclinazione collezionistica del sacerdote, intesa a cogliere i tradizionali precetti del gusto post-risorgimentale. Vi sono esposti materiali di vario genere, per lo più strumenti metallici di uso quotidiano riferibili a un arco cronologico che va dal XVI al XIX secolo: chiavistelli, giberne, lucernette, piastre d’archibugio, un esemplare di pistola con percussore a due cani e un cannocchiale con relativo astuccio di legno. Da segnalare infine numerosi oggetti d’arte come vasi, formelle, busti in legno e terracotta e piccoli dipinti votivi eseguiti tra il XVI e il XIX secolo.

Tabacchiera in ottone Astuccio da cannocchiale in legno contenente una sezione di cannocchiale Formella in marmo bianco con bassorilievo raffigurante la Madonna e il Bambino Fiaschetta in ferro per polvere pirica Pistola a due cani, a percussione Accendino a pietra focaia. Vaso in terracotta con piede a forma di gufo e due anse formate da due serpi affiancate Busto di giovane in terracotta. Ambito napoletano Sculture in argilla cruda raffiguranti bambini a mezzo busto Sculture in argilla cruda raffiguranti bambini a mezzo busto Testa in legno raffigurante frate con tonsura francescana

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