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Quadreria

• Olio su tela anonimo della Madonna col bambino e Santa adorante (fine del XVII secolo).
• Due piccoli dipinti di apostoli a mezzo busto di ambito romagnolo (XVIII secolo)
• Ritratto di Francesco Gattei (1780-1861), insigne medico originario di S. Giovanni, dipinto da autore anonimo probabilmente a Pesaro (seconda metà dell’Ottocento).

Ritratto di Francesco Gattei (1780-186), celebre medico di S. Giovanni Madonna con Bambino e santa adorante

Incisioni a stampa

Il Museo Renzi possiede una preziosa collezione di cinquanta incisioni e litografie a stampa eseguite da importanti artisti italiani ed europei vissuti tra il XVI e il XIX secolo. Queste opere sono state donate nel 1977 dall’allora Soprintendente Mario Massaccesi.

Giove circondato da una cerchia di dei e di altri personaggi mitologici Scena mitologica dalle Metamorfosi di Ovidio Ritratto di Cristoforo Vander Lamen

Carte geografiche del XVIII secolo

Si tratta di sette carte geografiche a stampa edite a Londra negli ultimi anni del Settecento. Esse riproducono, su scale differenti, alcuni continenti e alcuni stati secondo osservazioni e studi all’avanguardia per quei tempi, effettuati dalle Accademie di Parigi e di Londra e da esperti studiosi di geografia.
Stati: Francia; Germania; Spagna e Portogallo.
Continenti: Africa; Asia; America; Europa.

I misteri dei Conti Malatesta

Ramberto e Leonida Malatesta sono due figure rimaste avvolte nell’ombra per secoli; le loro vite appartengono a un mondo arcano, fatto di accadimenti strani, di simboli e pratiche esoteriche. Sono in fondo le stesse sensazioni che si possono percepire ancora oggi passeggiando per le strette viuzze di S. Giovanni in Galilea.

Ramberto Malatesta, astrologo, mago e alchimista 

Dal Conte Carlo I Malatesta e dalla sua amante Pierina di Talamello, nacque nel 1475 Ramberto Malatesta. Nel luglio del 1486 la vita del giovane conte fu sconvolta dalla scomparsa del padre Carlo. Questi venne folgorato da un fulmine nella rocca di Sogliano e da quel momento in avanti Ramberto desiderò acquisire le più alte conoscenze della magia e dell’astrologia, per capire ciò che era veramente successo quel terribile giorno.
Fu così che in quegli anni si trasferì alla corte di Lorenzo il Magnifico e diventò allievo del grande Marsilio Ficino all’Accademia neoplatonica di Villa Careggi, scuola frequentata da illustri confabulatores come Giovanni Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Pietro Bembo, Pietro Pomponazzi. In questo ambiente effervescente e stimolante Ramberto apprese le conoscenze teoriche dei più grandi esperti di astrologia e di magia: Aristotele, Platone, Ermete Trismegisto, Claudio Tolomeo, Firmico Materno.
Convolato a nozze nel 1500 con Maria de Fois, nobildonna originaria di Savona, non passarono pochi anni che il conte si innamorò di una ragazza di umili origini, Angelina Roberti, dalla quale avrà ben dieci figli. La moglie, ovviamente, andò su tutte le furie, a tal punto che Ramberto la fece rinchiudere nel tetro castello di Tornano e poi la uccise. L’orribile gesto e l’alleanza con Venezia gli valsero la scomunica di papa Giulio II a cui seguì, nel 1509, la perdita della giurisdizione del feudo di Sogliano e S. Giovanni. Rifugiatosi a Pisa da suo fratello Malatesta detto “il Gueriero”, riuscì tuttavia a riottenere il suo stato anni più tardi grazie all’aiuto di questi.
Ramberto fu un grande esperto di scienze occulte, ovvero di magia, astrologia e alchimia, e mise queste sue conoscenze a disposizione di principi e sovrani, politici, uomini di cultura, cardinali e persino papi. Molte sue lettere ci sono rimaste, sia di contenuto politico che astrologico, lettere che il filosofo inviava a fidati interlocutori come i fratelli Guicciardini, Lorenzo e Piero de’ Medici, ma anche al doge di Venezia, ai duchi di Urbino, i Capitani della Repubblica di San Marino, ai Priori di Firenze.
Il suo carteggio comprende inoltre missive inviate ad importantissimi protagonisti della vita e della cultura del tempo, come Baldassarre Castiglione, Angelo Poliziano, Francesco Gonzaga, Achille del Bello e altri ancora. Fu assai lodato da letterati come Giorgio Anselmi, Pontico Virunio, Battista Egnazio ed altri che gli dedicarono le loro opere.
Esiste uno straordinario epistolario, unico nel suo genere, di contenuto astrologico e alchemico tra Ramberto e Luigi Guicciardini, con quest’ultimo che richiedeva assiduamente al conte dettagliati oroscopi. Splendidi sono i genetliaci con calcoli precisissimi, simboli e le prescrizioni di rimedi portentosi preparati a base di essenze vegetali, ma anche con polvere di smeraldo, olio di scorpione, lacrime di cervo, polvere di rospo. Quel che però colpisce di più è un voluminoso Oroscopo manoscritto rinvenuto alcuni decenni or sono nella biblioteca privata dei discendenti dei Guicciardini. Il codice, consistente in più di cento carte, fu infatti confezionato per il grande  statista Francesco Guicciardini.
Da segnalare anche un suo pronostico a stampa scritto in occasione di un catastrofico diluvio che era stato previsto per il 1524, con dedica a papa Clemente VII, mentre sono noti rapporti con stesso imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Grazie a tutto questo materiale rimasto nell’oscurità per cinque lunghi secoli, ora è possibile scoprire nuove e inquietanti verità sul conte Ramberto e tracciare inediti orizzonti di quel movimento irripetibile e unico che fu il Rinascimento italiano.
Ramberto, astrologo e mago, si spense nella rocca di Sogliano il 30 giugno del 1532.

Ritratto di Ramberto Malatesta, astrologo e mago Oroscopo di Ramberto Malatesta per Francesco Guicciardini del 1515-16 Lettera di Ramberto Malatesta a Lorenzo il Magnifico del 13 gennaio 1490

Il mistero di Leonida il “pazzo” 

Cornelio Malatesta, uno dei dieci figli nati da Ramberto l’astrologo e Angelina, nel 1562 ebbe da donna Battista, un successore che fu chiamato Leonida. A 13 anni Leonida uscì di senno, ma non si seppe mai il motivo della sua pazzia. Così il ragazzo visse per sempre in quello stato e fu forzatamente segregato in una stanza inaccessibile della rocca di San Giovanni in Galilea, aiutato da persone che l’accudivano, tra le quali vi era anche la madre, che in tutti i modi cercava di difenderne i diritti.
Si dice che lo sventurato Leonida fosse protagonista di accadimenti strani e inquietanti. Spesso lo si vedeva prendere a sassate i passanti e talvolta fu sorpreso addirittura a togliersi e strapparsi di dosso i vestiti.
Presso l’archivio del Museo Renzi esiste una deposizione datata al 1586, fatta dinnanzi al vicario di San Giovanni in Galilea, secondo la quale un giorno Leonida eluse la sorveglianza dei suoi custodi e si precipitò nella chiesa di San Pietro, dove si stavano cantando i vespri. Messosi in capo un berretto da prete, con un Messale aperto tra le mani si volse ai presenti fingendo di tanto in tanto di voltare pagina, tra lo spavento generale dei fedeli. Dovettero intervenire alcuni robusti contadini che con gran fatica riuscirono a riportarlo nella sua stanza, dove fu con violenza serrato.
Leonida morì l’11 aprile del 1600, ma non se ne conobbero mai le circostanze; qualcuno diceva che era scomparso, mentre altri affermavano che era stato sepolto in qualche luogo segreto della rocca di San Giovanni; c’era invece chi sosteneva di averlo visto dopo morto apparire sotto le sembianze di un’ombra negli antri più bui e nascosti della rocca.

Teschio di Leonida Malatesta

Nel Museo Renzi da secoli si conserva un teschio rinvenuto tra i ruderi della rocca di San Giovanni durante il suo secolare decadimento. Eugenio Berardi, nipote e successore di Don Renzi, consultando gli antichi archivi poi andati perduti, scrisse che il teschio era appartenuto a un Malatesta di nome Leonida. E infatti ancora oggi nel cranio, sopra la fronte, si vede chiaramente una profonda frattura che però mostra i segni della cicatrizzazione; la sua profondità fa presumere che una parte del cervello fosse stata gravemente danneggiata, tanto da provocare nel giovane Leonida la follia.
Ma chi o cosa poté cagionare una siffatta grave ferita? Una percossa? Un sasso? Una caduta? Quale mistero si doveva nascondere dietro la storia di Leonida il pazzo e la sua misteriosa morte? Ancora oggi alcuni nel paese giurano di aver visto un’ombra aggirarsi di notte tra le rovine della rocca e tra le vie del castello.

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