MOSTRA DI PITTURA CONTEMPORANEA
"I VOLTI DELLA LUNA"

a cura di Enzo Fabbrucci e Andrea Antonioli

Sul colle di San Giovanni in Galilea e nei suoi dintorni, circa 3000 anni or sono abitavano i progenitori degli Etruschi: si tratta di civiltà che gli archeologi oggi qualificano con termini difficilmente comprensibili quali cultura protovillanoviana e cultura villanoviana. Quel che però interessa è il fatto che su queste cime esistevano forme del culto dedicate alla Luna. E in principio la Luna fu una dea, la Grande Madre venerata da un po' tutte le popolazioni italiche; poi divenne Cibele, poi Diana e poi altro ancora, tutte personificazioni che questo astro notturno evocava. Gli Egizi, invece, la conoscevano con il nome di Iside.
Ma quel che importa più di tutto è che ad essa i popoli primitivi tributavano un culto di grande impatto emotivo, pari addirittura a quello del Sole. Il pittore Enzo Fabbrucci dialogando con l'archeologo Andrea Antonioli ha ripercorso quelle che erano le concezioni prodigiose e simboliche di queste genti, prodigandosi in un viaggio dell'immaginario, alla ricerca del significato simbolico e magico della Luna, in onore della quale venivano eretti altari e confezionati talismani.
Se si pensa che l'intimità tra l'uomo e la natura ha da sempre impregnato di sé la vita spirituale ed estetica dell'uomo, non può sorprendere che le sue prime espressioni artistiche siano un riflesso di ciò. D'altronde i ritmi della natura, costituendo i suoi aspetti più immediatamente evidenti, hanno colpito l'immaginazione, oltre che l'attenzione, anche dei primi uomini. E non è un caso che ogni essere vivente abbia soggiaciuto in qualche modo ai riti della natura, nascita, sviluppo, morte.
Ed è così che gli eventi astronomici legati al Sole e alla Luna, ma forse anche ad altri astri come le comete, i pianeti visibili e le stelle ad occhio nudo più luminose, hanno giocato un ruolo fondamentale nel contesto spirituale e religioso dell'uomo preistorico e protostorico, a tal punto che gli eventi celesti costituivano genuine manifestazioni divine e come tali andavano scrupolosamente osservate ed interpretate.
A San Giovanni e dintorni esistono veramente indizi di tali culti: basti pensare ai dischi ornati con svastiche e con raggi solari, alle ruote raggiate, ed anche agli animali acquatici e migratori, la cui immagine dipinta o incisa sui vasi e su oggetti di ornamento, volevano significare l'avvicendarsi delle stagioni, il trascorrere dei cicli legati alla natura e quindi al passaggio più doloroso dalla vita alla morte.

Alcune delle immagini
visibili nella mostra:

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