Francesco Renzi nasce a San Martino in Converseto (nel Comune di Borghi) il 10 febbraio 1822 e giunge a San Giovanni per reggere le sorti della chiesa arcipretale nel 1868.
Don Francesco Renzi
Subito, però, appare sofferente e rassegnato: gli nuoce vivere nell'isolamento di un così remoto luogo, a tal punto da renderne personalmente confessione in alcune pagine di memorie, dubitando persino della propria vocazione spirituale. Sono però le testimonianze di antiche civiltà riemerse nei dintorni di San Giovanni a risvegliare nel Renzi una passione, che in lui evidentemente già esiste sopita, per l'archeologia e per la geologia.
L'ispirazione del Renzi si colloca negli stessi anni nei quali l'intenso clima risorgimentale viene ad animare un insperato risveglio, anche nei riguardi della storia più antica dell'uomo, in particolare per la ricostruzione e il recupero delle civiltà italiche antiche. Questo fervore di idee e di iniziative si concretizza nel V Congresso di Antropologia e Archeologia Preistoriche che si tiene a Bologna nel 1871, nel quale per la prima volta affluiscono, numerosi, i pionieri della disciplina.
In questa belle epoque dell'archeologia italiana il prete "archeologo" riesce nell'impresa di attingere con le proprie risorse spirituali (incarnate successivamente dal piccolo Museo da lui fondato) a questo esuberante ambiente culturale.
Francesco Denza
Don Francesco si pone davvero come un vero e proprio antesignano, poiché intuisce che il sottosuolo può nascondere le più remote origini del nostro passato, a scapito di coloro che reputano insignificanti dei cocci muti solo in apparenza. La sua vitalità, le sue ricerche nel territorio circostante l'altura di San Giovanni sembrano davvero ricalcare in piccolo le orme delle ben più importanti imprese archeologiche del suo tempo, in Italia e nel mondo greco. Dietro gli atti e le memorie ufficiali esiste tutta una serie di azioni e di persone; ma c'è soprattutto la figura del "tessitore": paziente anche se temperamentale, conservatore e contemporaneamente innovatore, orgoglioso e allo stesso tempo umile nella sua ricerca costante di nodi da sciogliere e di fili da annodare.
Don Francesco muore il 14 ottobre 1895, ma anche negli ultimi anni della sua vita non si risparmia per incrementare e valorizzare con sempre maggior impegno la sua raccolta: raccontavano i compaesani che per procurarsi cocci, sassi, fossili e quanto altro, il parroco non esitava a dare, mancandogli il denaro, o dei sacchetti di grano od altro in natura, perché i contadini non cessassero dal raccogliere quanto a loro casualmente capitava.
Don Renzi con don Eugenio
Il Museo Renzi, espressione storica e istituzionale della memoria di San Giovanni, trova la sua più naturale collocazione in un contenitore speciale, cioè in un edificio incantevole e di grande interesse storico, oggi interamente restaurato; si tratta dell'ex palazzo comunale, anticamente inserito nel complesso architettonico fortificato dei Malatesta. Le origini del castello risalgono probabilmente al XIII secolo, ma l'assetto militare più efficiente gli viene conferito da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, verso la metà del Quattrocento.
Il Museo fondato da don Renzi è allogato nella Porta Est della Rocca di San Giovanni in Galilea. Il sacerdote all'inizio era solito inviare al Museo di Rimini gli oggetti rinvenuti; ben presto, però, cominciò ad avere la premura di trattenerli presso di sé, fino a che nel 1879 venne inaugurato il primo nucleo della collezione. Cominciarono così ad affluire numerosi studiosi, tra cui A. Stoppani, G. Chierici, G. Scarabelli, E. Brizio, C. Tonini. Nel 1883 fu stipulato un importante Concordato con il Comune di Borghi e di lì a poco un celebre archeologo, il senatore G. Fiorelli, prese a cuore le sorti del piccolo Museo favorendone l'erezione in Corpo Morale col titolo di "Museo e Biblioteca Renzi" (R.D. del 5 marzo 1885).
Dopo la morte del prete fondatore (1895), furono i nipoti ad assumere la direzione del Museo: per primo don Anacleto Berardi, pittore e direttore dell'Osservatorio Meteorologico fondato dallo zio Francesco con la collaborazione di padre Denza; quindi don Eugenio Berardi, colto studioso di storia patria e raffinato collezionista di monete; don Giovanni Franzoni e don Felice Trabucco furono le ultime due figure ecclesiastiche di direttore del Museo.
L'ultima guerra arrecò gravi danni al piccolo Museo Renzi, con la perdita o il trafugamento di parte delle sue collezioni. La riorganizzazione e riapertura al pubblico avvenne nel 1968 per merito del prof. Sergio Foschi (la prima figura di laico ad assumerne la direzione) con la collaborazione delle più importanti personalità culturali della regione. Successivamente il Museo si è arricchito con i materiali provenienti dagli scavi dell'antica Pieve e di alcuni insediamenti protostorici localizzati soprattutto presso la Ripa Calbana.